Video introduttivo

Tostatura

Il torrefattore e la sua tostatrice
Caffè fantasma tosta con Aillio Bullet R1

 L’obiettivo principale, direi anche unico, del processo di tostatura è di non perdere le caratteristiche del materiale originale. Dopo tutte le cure che si sono presi i coltivatori per far crescere le loro piante e produrre un frutto particolare, la cosa peggiore sarebbe non esaltare quelle qualità, ma renderlo un caffè uguale a tutti gli altri. Essendoci molte varietà ed altrettante condizioni climatiche dove si piantano, ogni caffè ha un proprio, particolare profilo aromatico. Poi, con tutti i processi innovativi, svariate fermentazioni particolari, c’è anche più diversità. Per esempio, una pianta che proviene dalla stessa azienda agricola può avere diversi profili a seconda del processo a cui si sottopone dopo la raccolta. Altrettanto lo stesso caffè, con diversi profili di tostatura, avrà gusti diversi. Qua emerge il primo punto importante. Il caffè, ma anche altri prodotti alimentari, non può essere ridotto ad una cosa unica e sempre uguale. Provate ad immaginare un mondo pieno di persone uguali, con gli stessi attributi fisici, vestiti tutti uguali, che mangiano e bevono le stesse cose, che ascoltano una stessa canzone all’infinito etc. Lo so, non è tanto diverso da quello che vediamo già, ma la diversità, per fortuna, esiste ancora. Non bisogna avere paura dalla ribellione delle macchine, ma stare attenti a non diventare macchine noi stessi. Tornando al caffè, perché dobbiamo limitarci ad una cosa sempre uguale se le possibilità sono infinite? Si troverebbe una giustificazione se quella cosa fosse di gran lunga superiore a tutte le altre, ma questo non è il caso. Anzi, siamo talmente schiavizzati dalle nostre abitudini che preferiamo mantenerle al prezzo della qualità della vita. Quando si riesce a prendere l’abitudine, niente sembrerà scarso, anche se lo è. Così, il caffè viene tostato oltre la riconoscibilità, per renderlo sempre uguale. Se prendete un qualsiasi alimento e lo cucinate oltre misura, avrà lo stesso sapore di bruciato, cioè cottura o, in questo caso, tostatura. Adesso approfondiamo alcune cose, visto che qua è possibile acquistare caffè crudo e tostarlo a casa propria.

 Intraprendere l’avventura della tostatura in casa non rappresenta un livello di difficoltà elevato, come in passato. Ovviamente, questo dipende da quanti soldi uno possa investire. Da quanto ho capito, senza ancora provarle, le macchine come Kaffelogic Nano 7 e Nucleus Link permettono anche a quelli inesperti di ottenere un caffè tostato bene a casa propria. I prezzi sono un po’ proibitivi, specialmente il Nucleus, ma quelli che vogliono soltanto tostare in casa, dovrebbero rivolgere lo sguardo esclusivamente su Kaffelogic, che da solo costa sui 1300€, ma aggiungendo il boost kit, che permette di tostare più caffè alla volta, si arriva vicino ai 1479€. Il nucleus offre alcune funzionalità specificamente pensate per i professionisti. Basta dire che se non siete tra quelli che vanno all’origine dal coltivatore, oppure viaggiate tanto con la tostatrice a portata di mano, il Nucleus non è per voi. Per quelli che sono interessati all’aspetto economico, bisogna fare un calcolo di quanto caffè si consuma e applicare una differenza di prezzo tra il verde ed il tostato che può andare dai 10€ all’insù, raggiungendo differenze sempre più vaste, a seconda della qualità del chicco. Quando ho iniziato non c’erano macchine così sofisticate, quindi per me il calcolo era semplice. Quando ho preso il mio Gene Cafe sapevo che mi bastavano, più o meno, 40kg per azzerare il costo. Alla fine, ho tostato più di 150kg con questa macchina, che è ancora in funzione. C’è anche il Behmor in questa categoria di prezzo. Anzi, costa, più o meno, 100€ in meno del Gene. Queste macchine non sono plug & play come le due di sopra, ma richiedono un po’ di pratica ed esercizio prima di ottenere risultati. Questo perché, a differenza del modo completamente automatico delle altre due, dove basta scaricare la ricetta e ripetere i risultati, qui non c’è la ricetta, ma non c’è neanche un modo valido per controllare la temperatura. Per questo ci vuole più tempo per capire un po’ come funziona la macchina. L’importante è non arrendersi e, soprattutto, non rassegnarsi a risultati sotto le aspettative. Tostare dell’ottimo caffè non sta alla macchina, ma al tostatore. Quindi, con tutte queste macchine è possibile ottenere risultati alla pari con quello comprato già tostato, ma in piccole quantità. Ci sono anche altre macchine non elencate, ma questo è inteso più come un punto di partenza che una guida completa a tutte le tostatrici in circolazione che sono innumerevoli.

Colorimetro

L’unico modo per sapere se il caffè è stato tostato bene, ed a seconda di quello che si voleva ottenere, è la misurazione del colore. Morten Münchow ha fatto una pubblicazione scientifica, con cui sono pienamente d’accordo, dove si è giunti alla conclusione che l’80% del sapore del caffè dipende dal colore. La pubblicazione è accessibile a tutti e la potete trovare su questa pagina. Il sito dell’azienda di Morten, Coffee Mind, contiene altre informazioni utili, quindi non è una cattiva idea visitarlo. Per quanto riguarda i colorimetri, sono un pezzo di attrezzatura abbastanza caro. Il meno caro è il Tonino, che costa sugli 800€, poi abbiamo il Dipper, che costa una ventina di euro in più e l”unico rimanente in questa categoria di prezzo, il DiFluid. Ovviamente, tutti questi apparecchi sono molto validi, ma non quando si ha una tostatrice che costa meno di essi. Per fortuna, esiste un altro modo, molto più conveniente, per misurare il colore, ma richiede un po’ di tempo e sforzo. Cioè, lo dovrete costruire voi stessi. Ovviamente, è un lavoro non poco complicato, ma alla fine avrete un colorimetro a poco più di 100€. C’era un’azienda negli Stati Uniti che li vendeva intorno ai 300€, ma nel frattempo hanno chiuso. Comunque, ci sono le istruzioni su come costruirlo e le potete trovare visitando questa pagina. Per comprare i pezzi necessari, bisogna trovarli da un distributore della Sparkfun. La mappa, insieme alla lista completa dei distributori in Italia e Europa, la trovate cliccando qui. Il resto lo troverete in ferramenta o da un rivenditore online. Se pensate che questo colorimetro non possa competere con gli altri, non è del tutto vero. C’è un articolo che spiega le differenze e mette a confronto questo colorimetro con uno che costa più di 1500€. A parte il fatto che il piccolino non può misurare il colore del caffè non macinato, la correlazione dei risultati è abbastanza simile. L’articolo è stato scritto da Rob Hoos e potete leggerlo cliccando qui. Hoos è un altro guru della tostatura, quindi potrete trovare altre cose interessanti nel suo blog o su YouTube.

Cilindro graduato

L’altra cosa di cui dovrebbe munirsi ogni aspirante tostatore è un cilindro graduato. Mentre l’umidita viene misurata sia dai produttori che dagli importatori, difficilmente sapremo la densità del chicco. Esistono anche le macchinette per misurare tutto ciò, però costano un occhio della testa. Con il cilindro graduato ci sono due modi per misurare la densità. Il primo è riempirlo e metterlo sulla bilancia. Prendiamo l’esempio di un cilindro riempito di caffè fino alla tacca dei 100ml. Quando lo pesiamo, il numero ci dirà la densità del caffè. Se, per esempio, abbiamo pesato 65g con il cilindro da 100ml, la densità sarà di 650g/L. Se il cilindro non è pieno fino all’orlo, si consiglia di pressare un po’ il caffè per livellarlo. L’altro metodo è quello ad immersione, che sconsiglio per via dello spreco e con risultati non così migliori da giustificarne l’utilizzo. I chicchi si aggiungono all’acqua nel cilindro e poi si guarda di quanto si è alzato il livello. Poi, con il peso dei chicchi e rilevamento di quanto si è alzato il livello dell’acqua, possiamo fare il nostro calcolo dividendo il peso con la differenza del livello dell’acqua. Ripeto, i risultati, usando solo il cilindro, possono fare concorrenza anche alle attrezzature costose, figuriamoci l’immersione. Per tostare, un 0.1g/L non cambierà per niente il nostro approccio.

Tre tazze di caffè per cupping

L‘ultima cosa di cui parleremo è il cupping. Questo è l’unico modo per sapere come è venuta la tostatura. Tutti i modi di preparazione che usiamo di solito in casa influiscono, non poco, sul vero gusto del caffè. Il cupping è un metodo ad immersione, come il caffè alla turca, che si usa d’obbligo in ambiti professionali, ma anche in quelli amatoriali. In questa pagina troverete le lunghe guide per sessioni di cupping professionali che determinano la qualità del caffè prima di acquistarlo. Ovviamente, non dovete farci tanto caso, se non per curiosità. In breve, non è detto che la tostatura che si richiede sia la migliore per quel caffè, ma per questi numerosi assaggi bisogna avere degli standard. Il tostatore può valutare la propria tostatura indipendentemente dai protocolli usati per fare acquisti di migliaia di tonnellate. Come fare? Si parte dal rapporto che dovrebbe essere di 1/18, ma anche 1/17 va bene. La raccomandazione della SCA è di 0.055g per 1ml, cioè 1/18, che loro rappresentano come 8.25g per 150ml. Attenzione, perché questo non è il rapporto finale. La procedura richiede di riempire la tazza fino all’orlo, misurare quanta acqua ci sta dentro e calcolare secondo questa misura il rapporto. Se, per esempio, la vostra tazza ha la capienza di 200ml, vanno messi 0.055*200=11g. Dunque, quando mettete i vostri 11 grammi nella tazza, non riuscirete a farci stare tutti i 200ml di acqua. Dopo la tostatura, il caffè deve degassare per un periodo tra 8 e 24 ore. La macinatura dovrebbe essere sui 830µ, cioè un pochino più grossa di quella che usate per fare il caffè con i gocciolatori che utilizzano filtri di carta. Ovviamente, a seconda della tostatura, magari dovrete macinare un po’ più grosso o fine, quindi non concentratevi tanto sul numero proposto, ma più sulla macinatura che va bene per un caffè al filtro. Non dimenticatevi di spurgare o pulire il vostro macinino nel caso di cupping di caffè diversi. Ogni macinino ha un po’ di ritenzione, anche quelli con 0 ritenzione. Gli aromi del caffè precedente rimarranno sempre, e bisogna far passare un po’ di caffè nuovo, oppure pulire il macinino prima di preparare il campione. La vostra tazza dovrebbe essere riempita fino all’orlo, quindi misurate quanta acqua ci sta e fate i vostri calcoli con il caffè che ci dovete mettere. Una volta macinato il caffè dentro la tazza, annusatelo per sentirne la fragranza. Poi versate l’acqua calda sopra. La temperatura dell’acqua consigliata è di 93°C ±3°C. Una volta riempita la tazza si annusa di nuovo per sentire la fragranza del caffè bagnato. Dopo 3-5 minuti, potete rompere la crosta che si è formata in cima, annusando mentre lo state facendo, dopodiché si rimuove tutta la schiuma che è rimasta sopra. A questo punto il caffè è pronto per l’assaggio, però potrebbe essere ancora troppo caldo. La lingua bruciata non aiuta durante gli assaggi. Bisogna aspettare finché la temperatura scenda almeno fino a 70°C per fare i primi assaggi. Personalmente ho trovato che ci vogliono 6-7 minuti prima che questo avvenga. Comunque, intanto che il caffè cala di temperatura, gli aromi cambiano, quindi è consigliabile assaggiarlo più volte in brevi intervalli. A quelli che vogliono semplicemente provare il proprio caffè, basterà una tazza. Non è che avete tostato una tonnellata e dovete verificare se la tostatura mantiene la propria uniformità in più tazze.